Il centravanti che ha più fame di fama che di… pollo

Il centravanti che ha più fame di fama che di… pollo

Pietro Angelerio (detto Pietro da Morrone) salì al Sacro Soglio nel 1294 ma rimase Papa Celestino V per poco più di tre mesi, poi, forse soverchiato dal quel ruolo, decise di abdicare e ciò gli procurò un posto nella storia come colui che fece “… il gran rifiuto…”.
Nel calcio, come del resto nella vita, non sono molti che si possono vantare di aver fatto un gran rifiuto. Al tempo del vincolo (prima della legge Bosman) i calciatori erano praticamente obbligati ad accettare quanto decidevano le società. Uno dei casi più significativi fu quello di Gigi Riva che decise di restare in Sardegna per tutta la sua carriera. Sempre a Cagliari va ricordato Pietro Paolo Virdis che si negò alla Juventus anche se il suo rifiuto durò appena un anno. Con l’avvento dello svincolo la volontà del giocatore è diventata determinante quindi è più difficile distinguere tra un rifiuto e una diversa decisione. Certo che quella di Nikola Kalinic è una storia che farà storia. La Cina (grazie alla globalizzazione selvaggia) è diventata una potenza economica che, anche nel calcio, sembra capace di comprare tutto e tutti. La ricca economia “comunista” produce tanto (anche quest’anno il Pil ha segnato + 6,7 %) da permettere ai propri neo-ricchi di comprarsi il Milan, l’Inter ma anche di importare giocatori per il proprio campionato garantendo loro compensi da capogiro. Pare che lo Stato abbia stanziato 850 miliardi di euro per farsi un proprio calcio. Così sono arrivati Carlos Tevez, Gervinho, Lavezzi, Oscar, Pellè. Ma c’è anche chi ha saputo dire di no come Yaya Tourè, centrocampista ivoriano del Manchester City o come Christian Bentekè del Crystal Palace. La vicenda di Kalinic, però, assume un tono diverso soprattutto per la differenza tra il suo stipendio attuale, un milione e mezzo all’anno, e la proposta cinese che era quasi di dieci volte superiore. E’ Kalinic uno sprovveduto inguaribile romantico o cosa? Credo che la scelta del croato si possa spiegare con la teoria di “un pollo al giorno”. L’attaccante, che ha appena compiuto ventinove anni, ha dovuto penare molto prima di farsi un nome. Alla Fiorentina, grazie a Sousa, si è messo in luce, ha guadagnato visibilità in Europa (che è il calcio che conta) si è finalmente costruito una dimensione. Vero è che i soldi non sono tutto ma aiutano. Vero è anche il calcio cinese è ancora da venire. Kalinic, probabilmente, ha pensato che è più importante il presente che il futuro e andare in Cina sarebbe stato come scomparire da quella scena che ha sempre molto agognato. E per i soldi? Diceva un ricco signore che nonostante i suoi soldi, lui più di un pollo al giorno non poteva mangiare… Ecco penso che Kalinic abbia più fame di fama che di… pollo.

Massimo Sandrelli

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