Pietro Mennea, il nostro Figlio del Vento

Pietro Mennea, il nostro Figlio del Vento

“E chi sei… Mennea?”. Forse i più giovani non lo avranno mai detto, ma per noi della generazione dai 40 in su la locuzione era diventata, e lo è tuttora, di uso comune per descrivere qualcuno che corre come un fulmine (o almeno cerca di farlo). Perché Pietro Mennea nel nostro immaginario collettivo era (e lo è tuttora) il velocista per eccellenza. La sua popolarità tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 divenne sempre crescente, fino a trovare il suo apice dal 1979 quando, alle Universiadi di Città del Messico, Mennea fece fermare il cronometro a 19 secondi e 72 centesimi nei 200 metri piani, un tempo che gli valse il record del mondo nella specialità, primato che divenne imbattibile per 17 anni. Il famosissimo record, però fu soltanto uno dei grandi traguardi del velocista, nato a Barletta il 28 giugno del 1952. La lista dei suoi trionfi è lunghissima e ci limitiamo a citare la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, le tre medaglie d’oro ai campionati Europei (Roma 1974 e Praga 1978 nei 100 e nei 200 metri), le medaglie di Bronzo alle Olimpiadi di Monaco 1972 e ai Campionati Mondiali di Helsinki del 1983. Risultati sportivi di altissimo livello raggiunti da un uomo dal fisico non certamente paragonabile a quello dei velocisti di oggi, apparentemente minuto, ma dotato di una forza insospettabile. Aveva una partenza dai blocchi relativamente lenta ma progressivamente accelerava riuscendo a raggiungere velocità di punta superiori a qualunque atleta. I suoi successi li ha sempre vissuti con estrema normalità e una certa ritrosia ad apparire nei media, cosa che non lo rendeva simpaticissimo alla stampa. In realtà era semplicemente il suo modo di essere: lo sprinter più veloce e testardo mai avuto dall’Italia e, certamente un uomo intelligente e culturalmente molto preparato, come testimoniano le sue lauree in Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze Motorie e Lettere. Il 21 marzo del 2013, a soli 60 anni, è stato portato via da un male incurabile e oggi, a 6 anni dalla sua scomparsa noi del Brivido Sportivo abbiamo voluto ricordarlo, per una volta non parlando di calcio, per rendere onore all’uomo più veloce dell’atletica leggera italiana.

Tommaso Borghini

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